Grazie soprattutto per le persone che mi hai fatto conoscere: il primo ragazzo conosciuto, un pugliese visto sobrio alla presentazione dei corsi e poi mai più per i nove mesi successivi, lo svizzero matto che balla la salsa, la coppia di calabresi esilaranti, il portoghese mezzo cinese che parla inglese da dio, le valenciane dolci e carine, il valenciano che mannaggiatte, mannaggia!, il toscano bonazzo pieno di tatuaggi, il genovese tonto ma buono, il genovese furbo ma stronzo, il romano che mi ha fatto dannare l’anima fino all’ultimo, il tizio che compare in parecchie delle mie foto e del quale ancora non conosco il nome, il messicano con il cuore più grande del mondo, le tedesche a lezione di inglese, gli inglesi dono del cielo a lezione di spagnolo, gli inglesi dell’addio al celibato, l’unico californiano non bello al mondo con la sua chitarra, gli amici in visita ad altri amici, i miei amici in visita che diventano amici di altri amici, il romano matto che fa il DAMS ma viene in Erasmus a fare cosa non si sa, il dirimpettaio di sopra, il dirimpettaio di fronte e il suo muscolo di Ken, il patito di corsa umbro e il suo quasi-gemello venezuelano, la bolognese bionda che capisce se dico rusco o tiro, la valdostana più magra della terra, la genovese che aveva deciso fossi una zoccola e che poi forse ha cambiato idea, il sorriso contagioso della campana, la siciliana con le sue storie complicate di uomini e di donne, Barbie Cittadina del Mondo e il suo essere bionda e bella e intelligente e impossibile da non amare.
E poi la mia famiglia adottiva, le mie sorelle provenienti da mezza Italia e riunite sotto un ombrellone valenciano, che sono talmente belle che nemmeno ci sono parole per descriverle.