La tesi e la febbre del venerdì sera.
These are available at the official Roald Dahl store. (I can’t believe I didn’t know that either existed until just now.)
(via hoplalalaa)
team “i wore this yesterday but i’m going to a different place so it doesn’t matter”
(via skrepo4kacrazy)
La febbre.
Quel l’unica occasione al mondo in cui non hai voglia di mangiare e papà/mamma/nonna/o/persona-che-si-sente-responsabile ti dicono “Devi mangiare qualcosa che devi prendere la medicina.”
Io l’inferno me lo immagino così: senza fame e con qualcuno che vuole costringermi a mangiare.
Stamattina, prima di scendere nella grigia e buia Forlì, sono andata a fare colazione nel mio bar preferito. Senza occhiali.
Il barista bonazzo (che è bonazzo anche senza occhiali) mi ha visto mentre pagavo, mi ha salutata e mi ha detto sotto voce “…i tuoi…”, che in realtà era una frase intera della quale ho capito solo la parte udibile e quindi ho dovuto sorridere e fare la bionda scema.
E niente, magari mi stava finalmente dichiarando amore eterno e io non lo saprò mai, perché ero senza occhiali.
“People like me… Sometimes we get our signals mixed up. We think people are feeling the way we want them to feel. You know, when they’re special to us. And really… There’s nothing there.”
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Padre mi dice “Ti ho comprato un regalo”. Mi porta questa.
Dovete spiegarmi che ho fatto di male.
(Vorrei ricordarvi la prima puntata dei regali di quelli che sono evidentemente i miei genitori adottivi.)
ECCO.
La GIUSTA dose.
il QB della biondità.
@bbbbroken guarda! Guarda!
Il qb della biondità.